Pillole di Storytelling per l’impresa al Tolktolk

 

 

 

Ecco una serie di concetti estremamente interessanti su ciò che ho potuto piacevolmente ascoltare durante il Tolktolk di marzo, ottimamente gestito dalla mia amica Dora Carapellese sul tema:

Storytelling per l’impresa

Prima di tutto un’osservazione sulla nuova location dell’evento, lo Scrambler Food Factory, un luogo molto cool dove oltretutto si mangia anche bene, ampie sale con arredamento minimale tra moderno e vintage, e poi la sala soppalcata con tavoli in legno e postazione con divanetti, una vera chicca. Noi habituè degli eventi Tolktolk non possiamo che apprezzare questo cambio di location!

Passiamo ora ai contenuti, ospite d’onore questa volta Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e dei media narrativi, uno tra i maggiori esperti di Corporate Storytelling in Italia ed infatti il tema della conversazione è proprio stato lo Storytelling per l’impresa.

Si parte però con il definire cosa significa questo termine, che per chi lavora in ambito digitale è sempre più frequente e a volte forse un po’ abusato.
Passiamo però ad una sorta di definizione: storytelling non è raccontare storie, ma ha un significato più complesso, per Andrea Fontana fare storytelling significa “relazionarsi attraverso i racconti”. Vuol dire costruire delle rappresentazione che noi diamo di noi stessi agli altri attraverso parole, simboli, immagini, noi costruiamo delle rappresentazioni che poi comunichiamo attraverso racconti.

Ma perché vogliamo iniziare un percorso di storytelling, cosa ci spinge? Bisogna partire dalla motivazione. La narrazione di sé agli altri è un gesto mirato che ci costringe a domandarci in che modo ci si vuole raccontare. La narrazione non è semplicemente mettere online una foto, un testo, un’immagine, è spesso un qualcosa di studiato per colpire una determinata audience.

Oggi lo storytelling si applica a tantissimi settori, impresa, politica, medicina, psicologia, economia e tanti altri. Da qui la necessità di conoscere bene le tecniche narrative.
Noi ne avevamo parlato in termini più visual in un workshop sulle “Tecnologie Interattive” un modo diverso per raccontare un’azienda, un business attraverso strumenti e tecnologie comunicative interattive. Però forse non avevamo considerato alcuni aspetti più legati alla relazione, al racconto degli altri che si inserisce nel nostro, ma si sa la tecnologia è sempre un po’ più fredda…

Ma tornando al tema dello storytelling per l’impresa, spesso significa raccontare i propri obiettivi e fare in modo che gli altri possano apprezzarli, seguirli e magari esserne ingaggiati, perchè l’impresa non è un soggetto isolato ha bisogno degli altri. Può anche avere il bisogno di raccontare il grande sogno che un soggetto ha e la lotta che deve fare per raggiungerlo (storytelling d’impresa), diverso invece è lo storytelling organizzativo cioè il racconto del sistema delle risorse che ci vogliono per arrivare all’obiettivo, mentre lo storytelling aziendale è il racconto dei marchi e dei prodotti all’interno di una serie di regole. Un tema questo della distinzione fra i tre tipi di narrazione davvero interessante, che meriterebbe un approfondimento, ma le domande a questo punto dell’evento si sono fatte molto serrate e quindi passo a delineare solo alcuni concetti emersi…

Alcune pillole di storytelling:

Lo storytelling non serve per informare…ma se si vuole informare per ingaggiare si dovrà fare della narrazione emozionale e quindi dello storytelling.

La storia importante non è la mia…uno dei grandi errori dello storytelling è parlare di se stessi, il tema invece è di inserire il racconto che gli altri fanno nel proprio, un concetto un po’ complesso ma molto interessante.

Lo storytelling non si fa da soli, perché ci vogliono diverse competenze, quindi è meglio farlo in gruppi di lavori con competenze verticali (strategiche, narrative, comunicative ecc.).

Per fare storytelling poi a seconda dei pubblici che si scelgono, si useranno determinati strumenti, web, carta, tv, in base poi alle risorse a disposizione si sceglieranno i canali più adatti. Solo dopo aver deciso canali e strumenti verranno sviluppati i contenuti, possiamo così dire che il “cosa viene per ultimo”.

Lo storytelling non si può forzare, deve essere sentito come un’esigenza che parte dall’individuo, o se si parla di un’azienda, dal suo management o dal titolare. E comunque prima di vendere un prodotto o un servizio bisogna vendere un mondo, un concetto un po’ filosofico ma che se compreso, porta sicuramente a dei grandi risultati.

Per ultimo una parola anche sull’idea spesso errata in Italia di associare il termine Storytelling con “fuffa“, una specialità tutta nostrana di criticare ciò che si conosce magari superficialmente. In realta come ci spiegava Andrea all’estero, in Usa ma anche nel sud-est asiatico si parla di scienza della narrazione. E non c’è università dove non si insegni questa materia, c’è da dire comunque che ultimamente anche da noi si stanno facendo grandi passi in questo senso…

Direi che mi fermo qui, se volete scoprire di più avete due chances, ascoltarvi l’intero Streaming Tolktolk Dora girato durante l’evento o andare a seguire una lezione universitaria di Andrea Fontana, un grande narratore di esperienze di storytelling!

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Una risposta

  1. 14 settembre 2017

    […] e Paola Frateschi, che insieme hanno ideato il format, ben agganciato ovviamente agli appuntamenti Tolktolk, di cui abbiamo sempre parlato nei nostri post perché ricchi di spunti e novità per chi lavora […]

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