Smart cities: le nuove città partecipate.

D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Italo Calvino, Le città invisibili.

Viviamo in un mondo sempre più smart. I nostri telefoni sono smart, le nostre televisioni e i nostri orologi sono smart, fare la spesa online è diventato smart.  Anche le città in cui viviamo si stanno trasformando in vere e proprie Smart Cities. L’intelligenza sembra essere la caratteristica che contraddistingue le nuove tecnologie, i nuovi oggetti “senzienti”. Ma cosa significa veramente “Smart”?

Secondo una prima definizione, una città è tanto più “intelligente” quanto più è alta la qualità di vita dei suoi abitanti. I criteri per stabilire questo dato non sono però limitati al solo fattore economico: il verde urbano, la qualità dell’acqua e dell’aria, il sistema di gestione dei rifiuti, la mobilità e la logistica, la qualità dell’abitare, sono tutti elementi fondamentali da tenere in considerazione in quest’analisi. Eppure risulta ancora difficile comprendere in che modo questi fattori possano riferirsi all’intelligenza di una città.

Uno spunto utile viene dato da Carlo Ratti, direttore del SensableCity Lab, uno dei massimi luminari nella progettazione delle città del futuro. Carlo Ratti spiega che sono due le attività che caratterizzano ogni forma di intelligenza, che si parli di persone, di città o di oggetti: un’attività di “sensing”, ovvero di ricezione delle informazioni, ed un’attività di “actuating”, ovvero di elaborazione e di risposta alle stesse. In riferimento alla città, la capacità di recepire informazioni appartiene agli oggetti stessi: non solo i nostri personal devices ma gli stessi oggetti che oggi riempiono le nostre città sono collegati alla rete. All’interno di una Smart City ideale, l’intero flusso dei dati raccolti viene reindirizzato ad un unico centro di controllo da cui è possibile ottenere informazioni utili, elaborarle e prendere la decisione più pertinente. Sarebbe quindi possibile agire in tempo reale sul traffico ed intervenire tempestivamente in caso di situazioni critiche.

La tecnologia è sicuramente un elemento fondamentale per la costruzione delle città del futuro. Ma è solo questo a rendere una città intelligente, o stiamo assistendo ad un fenomeno ben più ampio?

La riflessione si sposta a questo punto su di noi. Noi che comunichiamo tramite Facebook, che ci informiamo su Twitter e compriamo da Amazon. Noi che ci spostiamo seguendo Google Maps e facciamo controllare il battito cardiaco al nostro telefono mentre corriamo, noi che siamo già interconnessi, che siamo già “smart”.
I cittadini sono infatti molto diversi rispetto a qualche anno fa. È cambiato il modo di informarsi, di comunicare, è cambiata la percezione delle distanze e il rapporto con la tecnologia.
Ci sono nuove possibilità di azione e di interazione con la città. Dalla possibilità di “comunicare” direttamente con gli oggetti, alla creazione di nuove communities virtuali mirate alla risoluzione di determinati topic cittadini. Le possibilità di sviluppo in questa direzione sembrano essere potenzialmente infinite.

Quando parliamo di città intelligente, non dobbiamo quindi pensare ad una città futuristica e stereotipata, governata dalle macchine. Dobbiamo pensare a una città in cui l’interazione tra cittadini, amministrazioni e tecnologie permette una partecipazione più attiva e integrata degli abitanti, una migliore gestione e praticabilità dello spazio, e una rete di comunicazione estesa a persone, oggetti e istituzioni.

Tornando alla prima definizione, a ben vedere è vero che una città può essere definita tanto più intelligente quanto più è alta la qualità della vita. Il nostro modo di vivere è però cambiato, e i criteri per stabilirne la qualità di conseguenza. Considerati gli imperativi e le continue innovazioni che caratterizzano la nostra epoca, la vivibilità sarà misurata tenendo conto di una lunga serie di variabili: dalla sostenibilità dei progetti all’imminente rivoluzione nei settori della mobilità e delle professioni, dalla partecipazione attiva dei cittadini alla buona gestione dei dati raccolti.

Ancora una volta è la società, nel suo senso più lato, a promuovere il cambiamento e lo sviluppo. Se noi siamo già proiettati verso un mondo sempre più “connesso”, ora saranno le nostre città a dover intraprendere la giusta strada per uno sviluppo consapevole e partecipato.

 

 

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