Crowdsourcing: marketing collaborativo per innovare

Crowdsourcing e innovazione

È ormai chiaro a tutti che, negli ultimi anni, il ruolo del consumatore è profondamente cambiato.

Infatti, sarà per il sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologie, o per l’accresciuta consapevolezza e attenzione nei confronti dell’azienda e dei prodotti che offre, ma sempre più spesso ci troviamo di fronte a dei prosumer: si tratta di consumatori attivi, che vogliono interagire con le imprese ed essere sempre più partecipi alle diverse fasi dell’attività aziendale, per co-creare insieme ad esse un prodotto adatto a soddisfare le loro esigenze in continua evoluzione.

Un fenomeno di cui ultimamente si sente spesso parlare è quello del crowdsourcing, una parola di origine recente (coniata nel 2006 dalla rivista Wired) che trae origine da tre concetti fondamentali: crowd (folla), source (fonte) e outsourcing (esternalizzazione).La parola definisce un modello di business nel quale un’azienda richiede lo sviluppo di un servizio o prodotto ad un insieme di persone non organizzate in un team.

Chi di noi non ha mai consultato una definizione su Wikipedia o trovato risposta alle domande più disparate su Yahoo! Answers? Questi sono solo due dei tanti esempi di crowdsourcing presenti in Rete.

Questo comporta un’apertura da parte delle imprese, una trasformazione in open entreprises che, grazie alla collaborazione dei clienti-collaboratori, riusciranno sempre più a conoscere gusti ed esigenze dei loro target, per affrontare al meglio le sfide di un mercato sempre più competitivo e attento all’innovazione.

L’innovazione assume infatti una nuova accezione: viene considerata come il frutto di una collaborazione, di una partnership tra soggetti interni ed esterni all’azienda. Può trattarsi di collaborazioni con i clienti e i fornitori (di tipo verticale), con i concorrenti (di tipo orizzontale) e con imprese appartenenti a settori diversi dal proprio (di tipo trasversale).

Ovviamente è necessario effettuare una selezione dei clienti coi quali collaborare: quelli più significativi per l’azienda sono i cosiddetti lead users. Si tratta di clienti esperti e appassionati al settore, i cui gusti e necessità riescono ad anticipare (anche di mesi) preferenze e necessità del target di appartenenza. Ricoprono inoltre il ruolo di opinion leader  e sono tenuti in grande considerazione dagli appartenenti al loro gruppo sociale.

I vantaggi per l’azienda grazie a questo tipo di collaborazione sono:

  • ottenere l’idea innovativa in meno tempo e con minori investimenti
  • effettuare minori errori durante lo sviluppo del concetto di prodotto
  • monitorare e migliorare la reputazione aziendale grazie ad un confronto continuo

Il cliente, grazie a Internet, è chiamato a collaborare in ogni fase del processo produttivo: dalla generazione dell’idea di prodotto (attraverso sondaggi on-line), passando per la selezione delle idee (attraverso l’on-line focus group), alle fasi di sviluppo di prodotto e lancio sul mercato, in cui è necessario monitorare attentamente le opinioni espresse nei vari forum.

Ma crowdsourcing e co-creazione non sono la stessa cosa!
Mentre nella co-creazione c’è una relazione stretta e duratura fra azienda e cliente, il quale viene  coinvolto in tutte le fasi dell’attività aziendale e si crea una vera e propria partnership, il crowdsourcing riguarda soprattutto funzioni aziendali quali il marketing e la comunicazione, che spesso vengono affidati agli utenti della Rete e poi valutati dall’azienda.

Un esempio calzante a riguardo è fornito dall’attività della start-up Zooppa.it.
Il sito infatti organizza “gare” di user generated advertising sponsorizzate da importanti brand: gli utenti appartenenti alla community (agenzie di comunicazione comprese) sono chiamati a creare spot, video, concept testuali e quelli ritenuti migliori dalla community e dall’azienda ricevono un premio in denaro.

Fra le aziende che hanno usufruito di questa crowd creativity troviamo Poste Italiane, TIM, Unicredit e molte altre sia nazionali che estere.

 

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