Monetizzazione dei Social Media, quale sarà il futuro?

Il presente in cui viviamo è caratterizzato da una forte innovazione tecnologica e da un sempre maggior numero di piattaforme online. Fino ad oggi molti di questi servizi sono stati erogati gratuitamente ma qualcosa sta cambiando, in molti intravedono l’arrivo di nuove forme di monetizzazione dei Social Media.

Numerosi sono infatti i casi in cui servizi erogati prima in modo gratuito oggi richiedono una forma di abbonamento. Un esempio sono testate molto note come il NY Times o il Corriere che, nati come portali gratuiti, oggi convergono in varie tipologie di abbonamento. Ancora più iconico è il caso dell’Huffington Post: testata online che ha visto per anni una crescita imponente di lettori, entrata a far parte delle startup di maggior successo al mondo, che oggi fatica a far quadrare i propri bilanci che potrebbe adeguarsi a questo trend.

Un aspetto dell’economia digitale è spesso quello di creare molto traffico e di non sapere come monetizzare. Molte piattaforme hanno chiuso per questo motivo, per esempio Orkut, creatura di Google chiusa nel 2014, che ebbe nel picco del suo successo 300 milioni di utenti medi mensili e che simboleggia il fallimento di servizi basati solo sull’activity e poco sui risultati. La possibilità che si abbracci l’ipotesi di un abbonamento, per molti, resta esigua ma non impossibile. Giunti a questo punto però la posta in gioco, viene da dire, non è tanto l’abbonamento (che non sarebbe vista di buon occhio dal pubblico) ma la possibilità dei Social Network di vendere in licenza le informazioni dei propri utenti dietro pagamento di un compenso. La possibilità più rassicurante per gli utenti, viste le altre ipotesi, resta quella della pubblicità online che in fondo potrebbe essere considerata più indolore.

Il modello di monetizzazione prima di internet è sempre stato infatti quello dell’interruzione pubblicitaria, dettata dalla televisione, dalla radio, dall’editoria, il pubblico è abituato a questa forma promozionale anche se si basa su contenuti non richiesti e a volte anche di bassa qualità. Sui social media la questione è diversa, il pubblico è più esigente, si aspetta un advertising di valore, contenuti in target e personalizzati. Ciò vale per tutti i network online, unica eccezione Youtube, la piattaforma con il modello pubblicitario più simile a quello televisivo. Gli altri Facebook, Instagram e Twitter hanno adottato modelli pubblicitari meno impattanti, che si confondono spesso con i contenuti organici.

Il modello di monetizzazione delle piattaforme Social viene studiato e reinventato di continuo, a volte integrando dei nuovi servizi aggiuntivi rispetto a quelli già offerti. È il caso di Snapchat, il cui intento originario era quello di essere una piattaforma sociale in modalità “chat”, e che poi ha deciso di cambiare in parte il proprio modello di business integrando hardware ai propri servizi. L’applicazione per stare al passo coi tempi ha modificato se stessa, ha reimpostato la sua nuova mission: creare un nuovo modo di registrare video. A riprova di questo c’è stata l’uscita sul mercato degli occhiali “Spectacles” che montano una mini camera per scambiare i contenuti multimediali (foto e video). L’intento della piattaforma è stato puntare ad un nuovo target di persone, utenti che vogliono un modo più moderno e smart  di fotografare e condividere scatti e mini video. Anche attraverso gli Spectacles l’obiettivo di Snap è monetizzare, incrementare entrate e guadagni per sopravvivere ai suoi concorrenti. Oppure Twitter che sembra cavalcare sempre più la trasformazione da “social media” ad App di news aggiornate in tempo reale, un servizio innovativo di distribuzione delle notizie (a pagamento?) che ne salverebbe le sorti, rispetto al suo grande concorrente Facebook.

Chi può dire con certezza come andrà nel lungo periodo, se la monetizzazione delle piattaforme e dei vari Social Media sarà una realtà, oppure si troveranno delle soluzioni alternative. Una questione è certa, reinventarsi può aiutare a ad evitare dolorose chiusure e fallimenti per mancata quadratura dei conti. Con inevitabili ripercussioni sugli utenti che avranno visto vanificare tempo, impegno (e connessioni) spesi sul canale che non è riuscito a sopravvivere a se stesso!

Alessandro de Luyk ha trattato anche questo tema nel suo libro Social Media Marketing, un testo specialistico per addetti al settore che ha l’obiettivo di fare cultura d’impresa, in un contesto di marketing digitale in continua evoluzione. Noi abbiamo trovato molto interessante, fra gli altri, il tema della monetizzazione per il suo forte impatto sull’evoluzione dei social network, per come li conosciamo e fruiamo. Da strumenti di conoscenza, condivisione, connessione a network basati su modelli di business molto focalizzati.

Ma come reagiranno gli utenti? E che alternative ci sono per le piattaforme digitali di sopravvivere nel tempo? Le domande le lasciamo aperte, mentre alcune risposte ed un’analisi approfondita su tecniche di SMM le potrete trovare nel libro di de Luyk!

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