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L’e-commerce come canale di acquisto per il Biologico

E-commerce e biologico

E-commerce e biologico

Come abbiamo già accennato nel precedente post su biologico e social networkl’e-commerce sta diventando uno dei canali privilegiati per vendere ed effettuare  acquisti. Per molte categorie di prodotto questo non è certo una novità, basta pensare alla quantità di libri, arredi, oggetti elettronici ordinati via internet. Anche i prodotti biologici sono presenti sui canali online viste le sempre maggiori richieste da parte degli utenti. In Italia, i “numeri” del biologico, infatti, continuano ad essere più che positivi a livello mondiale ed europeo, tanto è vero che il nostro paese si colloca al quarto posto dopo Germania, Francia e Regno Unito con un fatturato di 3,1 miliardi di euro.
Il commercio online, quindi, se usato nella maniera adeguata, ascoltando le necessità dei clienti/consumatori, può rappresentare un’importante alternativa di acquisto e vendita.

Ma innanzitutto cerchiamo di capire che cosa spinge un utente a comprare sul web.
In Italia, da recenti statistiche, è emerso come il fattore risparmio sia determinante nella scelta di acquistare online. E non ci si riferisce solo al fattore economico ma anche temporale. Pensiamo a quanto sia più comodo per un utente ordinare prodotti di qualità e certificati senza doversi muovere da casa per raggiungere fisicamente un’azienda/negozio. Tale discorso diventa ancora più sensibile nel momento in cui si vogliono acquistare prodotti di altre regioni, la soluzione è trovare un negozio che venda quel determinato bene, oppure molto più semplicemente quella di ordinarlo online.

Chi vuole comprare Bio lo fa per diverse ragioni, da scelte dovute alla salute e benessere, alla volontà di evitare prodotti chimici, a ragioni di tipo etico, quindi ricerca nel prodotto proprietà molto precise. A questo punto, determinante nell’acquisto diventa il fattore “affidabilità” ovvero sapere con certezza che ciò che si sta comprando sia ottenuto rispettando determinati principi. Avere un sito web aggiornato in cui mostrare i prodotti e approfondire, per esempio, la filosofia aziendale, la metodologia di produzione e altri temi cari al consumatore potrebbe aumentare la propensione all’acquisto. Infatti, un utente sentendosi particolarmente in linea con l’azienda e  avendo accesso a molte informazioni, potrebbe voler acquistare i suoi prodotti.

Lato azienda, una forma di vendita diretta produttore-consumatore riesce a cogliere in pieno le potenzialità del Web. Aumenta le opportunità di raggiungere più clienti ed estendere così il proprio raggio d’azione territoriale. Raggio d’azione che si può allargare anche al di fuori dei confini italiani e puntare ad un’espansione all’estero. Stando alla banca dati Bio Bank, l’ e-commerce sta caratterizzando le vendite del settore biologico con una crescita del 60% nel periodo 2008-2012.
Oltre alla sezione e-commerce nel sito web delle singole imprese, spesso si incontrano anche portali complessi che raggruppano i prodotti di più aziende e si preoccupano di gestire gli ordini effettuati dall’utente consegnando la merce in una unica spedizione. Un utente in questo caso può abbonarsi al servizio e riceverla periodicamente a casa sua, in più nella gestione degli ordini viene mantenuto un certo grado di personalizzazione per soddisfare al meglio le sue esigenze.

Se consideriamo la crescente propensione all’acquisto dimostrata dagli utenti e-commerce in Italia e il valore che viene dato sempre più ai prodotti green, è facile dedurre che la percentuale delle aziende Bio che decideranno di investire nelle vendite online aumenterà sensibilmente nel prossimo futuro. A tutto vantaggio dei consumatori che potranno beneficiare in modo diretto di un risparmio in tempo e costi, di una maggiore accessibilità e reperibilità di prodotti e informazioni e una maggiore garanzia sul fattore qualità. Chi riesce a presentarsi al meglio e in modo coerente tramite il web godrà dei giudizi più favorevoli da parte degli utenti.

Le aziende Bio sono “informate”… green ed e-commerce sembrano essere proprio la strada giusta!

Il Social Media Marketing per il turismo: il caso della Regione Marche

Turismo e Social media regione Marche

Turismo e Social media regione Marche

Il turismo è uno dei settori più importanti per l’economia italiana e questo è un dato di fatto. Infatti, proprio grazie alla ricchezza e all’indiscussa bellezza del patrimonio artistico e naturalistico, il nostro paese è da sempre visto come una delle mete preferite dai viaggiatori di tutto il mondo. A confermarlo sono proprio i dati riportati dall’ENIT secondo i quali, nell’anno 2012,  si sono contate più di 175 milioni di presenze straniere con un aumento della spesa complessiva di circa il 3,8% rispetto al 2011. Risultati da non sottovalutare se si considera il difficile periodo di crisi economica in cui stiamo vivendo.

Partendo da questa premessa è possibile affermare che per il settore, una buona strategia promozionale dovrebbe poter includere l’utilizzo anche degli strumenti forniti dal web marketing, soprattutto per attirare nuove opportunità. Il Social Media Marketing in particolare è in grado di fornire un grande contributo in tal senso, facendo leva proprio su quello scambio spontaneo che si viene a creare tra gli utenti e che consente, il più delle volte, di ottenere un ottimo ritorno d’immagine e di attirare nuovi utenti nel proprio territorio.

In Italia un caso molto interessante è rappresentato dalla Regione Marche che si sta muovendo, appunto, verso questa direzione. Con l’obiettivo di promuovere la “Destinazione Marche” come un vero prodotto, la Regione ha creato una piattaforma turistica che permette innanzitutto la promozione e quindi la commercializzazione di strutture all’interno del territorio attraverso il suo portale dedicato, appunto, al turismo. Sono ben 180 le strutture ricettive che hanno aderito e chiesto anche di partecipare ai corsi di formazione connessi a questo progetto.

Ma vediamo brevemente come funziona questo sistema chiamato DMS (Destination Management System) e realizzato, ricordiamo, usando esclusivamente fondi europei. Esso permette a strutture ricettive, enti, tour operator, organizzazioni turistiche, ristoranti ecc. di inserire al suo interno informazioni relative a eventi, servizi, offerte speciali e di proporre pacchetti in modo da rendere integrata e conforme l’offerta turistica di questa regione. Inoltre, attraverso il portale regionale, è stato attivato un servizio di booking on line.

Una grande visibilità non solo alle strutture più grandi ma anche alle piccole realtà è stata inoltre favorita dalla costante presenza sui principali Social Network quali Facebook, Twitter, YouTube, G+, Pinterest, Instagram, Flickr…

Si crea così uno scambio di contenuti rapido e diretto, capace di incuriosire e suggestionare proprio tramite la forza delle immagini e la creazione di conversazioni. E pare che tutto ciò sia stato molto apprezzato anche dagli utenti che attraverso il web possono esprimere opinioni, giudizi e condividere esperienze generando un passaparola positivo.

Si è constato che in pochi mesi, le visite al portale anche da parte di stranieri sono aumentate di circa il 250% passando da 10.000 nel mese di gennaio a quasi 25.000 in aprile. Non è inoltre mancata un’attenta attività di SEO rivolta al sito che ha permesso un ottimo posizionamento sui principali motori di ricerca.

Questo è davvero un bell’esempio di come il Social Media Marketing e turismo possa essere considerato un binomio vincente! Da parte nostra non possiamo che incentivare la diffusione di queste best practice, condividendone gli aspetti positivi per la promozione di un turismo più consapevole…

 

 

Video e marketing: un rapporto in continua evoluzione

Video e marketing per aziende

Video marketing per aziende

Il video sta rapidamente diventando uno degli strumenti di social marketing più rilevanti, stiamo infatti assistendo al passaggio graduale da contenuti di tipo testuale a contenuti presentati attraverso immagini e video. Fondamentalmente perché sono molto più immediati e rendono meno impegnativa la comprensione del messaggio da un punto di vista cognitivo, di tempo e di attenzione.

Il video è lo strumento chiave per colpire l’utente nel suo aspetto emozionale e creare in lui un elevato coinvolgimento attraverso sentimenti quali immedesimazione e ironia, spingendo spesso anche all’azione magari semplicemente per il timore di non fare una scelta (per esempio il timore di non effettuare un acquisto che potrebbe portare un qualche vantaggio).

Esistono diverse modalità di utilizzo del video per rendere il contenuto dell’azienda più diretto e accattivante magari usando un linguaggio meno formale e più vicino al consumatore. Possiamo incontrare diversi tipi di video:

  • video istituzionale in cui l’azienda presenta sé stessa, la sua mission e i suoi valori
  • video incentrati sulla dimostrazione e/o promozione dei prodotti e servizi offerti
  • tutorial o video industriali per la descrizione degli aspetti tecnici di un prodotto (a seconda che il prodotto sia rivolto al consumer o al business)
  • brevi dichiarazioni da parte del management
  • video dimostrativi delle caratteristiche salienti di un evento, mostra o fiera a cui si è partecipato

Il successo del video non è una novità: basti pensare al fatto che Youtube, la principale piattaforma di condivisione di video, è il secondo motore di ricerca dopo Google, a cui ogni mese accedono 800 milioni di visitatori.
E l’Italia non è da meno, con più di 24 milioni di visitatori unici al mese [fonte YouTube]

Tra le piattaforme video, un’altra degna di nota è sicuramente Vimeo, che raccoglie i video prodotti esclusivamente dagli utenti, soprattutto di artisti e creativi che vogliono farsi conoscere da un pubblico più vasto. Ultima novità del momento è invece Vine, la nuova App lanciata da Twitter che permette di creare clip della durata massima di 6 secondi. La sfida per le aziende è quella di raccontare una storia in un breve video-post, dai contenuti facilmente viralizzabili e che creino engagement. Vine ha tutte le carte in regola per diventare un’altra forma di video utile al social media marketing aziendale.

Senza dubbio i fattori che hanno favorito questo sviluppo sono il diffondersi della banda larga e il boom di device mobili: solo per quanto riguarda gli Smartphone in Italia le stime parlano di circa 32 milioni, e si prevede un’ulteriore crescita.

Il video inoltre è SEO – friendly.
Secondo Bruce Clay (guru della SEO) il video crea engagement e quindi fa parlare di sé e spinge alla condivisione, facendosi diffondere nella rete. È diventato perciò fondamentale per le aziende essere presenti su Youtube con un proprio canale. Google per di più, con la ricerca integrata fra diversi tipi di fonte (siti web, video, immagini), tra i risultati dà precedenza ai siti da lui considerati “siti-autorità” (fra i quali appunto Youtube): non si può quindi non esserci!

Ma la presenza su Youtube da sola non è sufficiente occorre sempre puntare sull’integrazione dei vari strumenti di comunicazione e, per quanto riguarda la comunicazione online, è fondamentale lavorare sui social network con continuità e impegno, seguendo una precisa strategia coordinata con la corporate identity e il marketing off line.

 

 

I social media dal mio punto di vista…un’intervista molto personale!

Non molto tempo fa ho avuto l’onore e il piacere di essere intervistata da un amico Riccardo Scarascia su un tema a me molto caro…il mio rapporto con i social network e la comunicazione 2.0, in cui ho tentato anche di spiegare i social media attraverso la mia esperienza personale.

Sono partita dal raccontare il mio percorso professionale, il passaggio graduale da un’attività di marketing convenzionale ad una comunicazione più trasversale, arricchendo il mio bagaglio esperenziale con competenze sempre più legate al web e al marketing digitale, sino ad arrivare al cosiddetto social media marketing.

Fondamentalmente si è trattato di un percorso di crescita e se vogliamo anche di evoluzione culturale, un’apertura verso nuovi valori e metodologie che hanno finito con l’influenzare positivamente aspetti professionali e anche personali.

Un’apertura ed una’evoluzione che mi piace poter condividere con gli altri, attraverso i molteplici canali a disposizione, siano essi online che offline. Non solo twitter, facebook, google+, pinterest, e i vari social network…ma anche barcamp, workshop, conferenze ed eventi in cui è possibile confrontarsi e creare un interscambio di idee e progetti.

Partecipare, condividere, relazionarsi per stimolare la conoscenza di fenomeni in continua evoluzione, legati al filo della comunicazione e non solo…non mi dilungherò ulteriormente, se volete potrete leggere le interviste di NowMediaOnline ad un gruppo di appassionati di social media come del resto sono io!

Crowdsourcing: marketing collaborativo per innovare

Crowdsourcing e innovazione

È ormai chiaro a tutti che, negli ultimi anni, il ruolo del consumatore è profondamente cambiato.

Infatti, sarà per il sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologie, o per l’accresciuta consapevolezza e attenzione nei confronti dell’azienda e dei prodotti che offre, ma sempre più spesso ci troviamo di fronte a dei prosumer: si tratta di consumatori attivi, che vogliono interagire con le imprese ed essere sempre più partecipi alle diverse fasi dell’attività aziendale, per co-creare insieme ad esse un prodotto adatto a soddisfare le loro esigenze in continua evoluzione.

Un fenomeno di cui ultimamente si sente spesso parlare è quello del crowdsourcing, una parola di origine recente (coniata nel 2006 dalla rivista Wired) che trae origine da tre concetti fondamentali: crowd (folla), source (fonte) e outsourcing (esternalizzazione).La parola definisce un modello di business nel quale un’azienda richiede lo sviluppo di un servizio o prodotto ad un insieme di persone non organizzate in un team.

Chi di noi non ha mai consultato una definizione su Wikipedia o trovato risposta alle domande più disparate su Yahoo! Answers? Questi sono solo due dei tanti esempi di crowdsourcing presenti in Rete.

Questo comporta un’apertura da parte delle imprese, una trasformazione in open entreprises che, grazie alla collaborazione dei clienti-collaboratori, riusciranno sempre più a conoscere gusti ed esigenze dei loro target, per affrontare al meglio le sfide di un mercato sempre più competitivo e attento all’innovazione.

L’innovazione assume infatti una nuova accezione: viene considerata come il frutto di una collaborazione, di una partnership tra soggetti interni ed esterni all’azienda. Può trattarsi di collaborazioni con i clienti e i fornitori (di tipo verticale), con i concorrenti (di tipo orizzontale) e con imprese appartenenti a settori diversi dal proprio (di tipo trasversale).

Ovviamente è necessario effettuare una selezione dei clienti coi quali collaborare: quelli più significativi per l’azienda sono i cosiddetti lead users. Si tratta di clienti esperti e appassionati al settore, i cui gusti e necessità riescono ad anticipare (anche di mesi) preferenze e necessità del target di appartenenza. Ricoprono inoltre il ruolo di opinion leader  e sono tenuti in grande considerazione dagli appartenenti al loro gruppo sociale.

I vantaggi per l’azienda grazie a questo tipo di collaborazione sono:

  • ottenere l’idea innovativa in meno tempo e con minori investimenti
  • effettuare minori errori durante lo sviluppo del concetto di prodotto
  • monitorare e migliorare la reputazione aziendale grazie ad un confronto continuo

Il cliente, grazie a Internet, è chiamato a collaborare in ogni fase del processo produttivo: dalla generazione dell’idea di prodotto (attraverso sondaggi on-line), passando per la selezione delle idee (attraverso l’on-line focus group), alle fasi di sviluppo di prodotto e lancio sul mercato, in cui è necessario monitorare attentamente le opinioni espresse nei vari forum.

Ma crowdsourcing e co-creazione non sono la stessa cosa!
Mentre nella co-creazione c’è una relazione stretta e duratura fra azienda e cliente, il quale viene  coinvolto in tutte le fasi dell’attività aziendale e si crea una vera e propria partnership, il crowdsourcing riguarda soprattutto funzioni aziendali quali il marketing e la comunicazione, che spesso vengono affidati agli utenti della Rete e poi valutati dall’azienda.

Un esempio calzante a riguardo è fornito dall’attività della start-up Zooppa.it.
Il sito infatti organizza “gare” di user generated advertising sponsorizzate da importanti brand: gli utenti appartenenti alla community (agenzie di comunicazione comprese) sono chiamati a creare spot, video, concept testuali e quelli ritenuti migliori dalla community e dall’azienda ricevono un premio in denaro.

Fra le aziende che hanno usufruito di questa crowd creativity troviamo Poste Italiane, TIM, Unicredit e molte altre sia nazionali che estere.