Capita sempre più spesso di seguire dibattiti sulla possibile fine del direct mailing anche a causa dell’affermazione dei Social Network e dei relativi sistemi di Instant Messaging. Ma guarda caso l’email ricompare sempre e rivela anche la sua vitalità.
Nonostante nella giovane fascia d’età dei nativi digitali si registri un calo (l’e-mail non è indispensabile per chattare o tenersi in contatto sui Social Network) ritorna poi importante per le fasce d’età successive, quando al gioco e all’entertainment subentrano motivi professionali. In questi casi le percentuali di utilizzo tornano ad aumentare significativamente.
Alla domanda: “qual è la prima cosa che fai quando arrivi in ufficio?”
Sono certo che la maggior parte risponderà: “la lettura delle e-mail!”
Non a caso Facebook, il re dei SN, ha investito non poco per fornire ai propri utenti questo servizio, anche perché gli stessi erano pronti a scavalcare il recinto per entrare in “casa” di Gmail o affini per servirsi della posta!
C’è anche da dire che molte aziende stanno iniziando solo ora a recepire l’importanza dell’e-mail marketing!
Sembra una stranezza ma, da esperienza diretta, può succedere. Può anche capitare che a chi studia e propone strategie sui Social Network gli venga chiesto di ritornare sui propri passi e strutturare una bella strategia di email marketing!
Non so se vale anche per voi, ma spesso le novità proposte vengono richieste quando sono sufficientemente invecchiate, come il buon rhum…!
Certo molto dipende da chi propone il servizio, ma anche dalle conoscenze presenti in azienda.
Tornando all’email marketing, l’importante secondo me, è di considerarlo non come un’attività a sé stante, ma come un tassello da poter poi integrare nell’ambito di un progetto più strutturato di partecipazione alla conversazione.
Dal canto suo l’email marketing, se ben concepito, può essere un vero e proprio canale di dialogo attraverso il quale è possibile condividere conoscenza ed esperienze.
Per arrivare a questo risultato sono però necessarie molteplici competenze e grande sensibilità: contenuti di qualità, ricerca di interazione, contatti accuratamente profilati e realmente interessati, rispetto delle norme sulla privacy.
Occorre pensare all’invio di una email come ad un modo per iniziare un dialogo, con l’intento però di traslarlo su altri canali maggiormente inclini alla conversazione.
Una tale strategia di email marketing che potremmo definirla di “social-email” sarà predisposta alla relazione e non all’invasione e richiederà diverse competenze e molto tempo a disposizione per programmarla, al contrario di tutte quelle attività basate sul “mordi e fuggi” (leggi spam) di cui tutti noi faremmo volentieri a meno.
Instagram è una delle app più apprezzate e “cool” del momento. Il fascino vintage dei suoi filtri, unito a un efficiente sistema di sharing, ha già contagiato 1.75 milioni di utenti. Un trend in forte ascesa che ha permesso alla piccola startup di ottenere, proprio negli ultimi giorni, un fondo di investimento di 7 milioni di dollari.
In maniera complementare al grande successo dell’applicazione in ambito consumer, è possibile identificare una chiave di utilizzo di Instagram come strumento di supporto alla comunicazione corporate. Il recente annuncio dell’introduzione delle hashtag nella condivisione delle immagini ha aperto nuovi possibili scenari di fruizione non solo per gli utenti ma anche per i brand: sia nella fase di content sharing che nelle successive fasi di tracking e monitoring.
Ma l’aspetto che qui vorrei analizzare è legato a un possibile utilizzo di Instagram all’interno di un contesto più ampio di corporate storytelling. Come sottolineato da Vincenzo Cosenza in un recente post dedicato all’argomento,
il web, pensato come spazio narrativo, offre inedite possibilità di catturare l’attenzione dei propri pubblici attraverso il racconto. La sfida è comprendere che la narrazione scaturisce sempre più dalla qualità delle relazioni che l’azienda è in grado di costruire quotidianamente in rete e che al tempo dei social media una storia non ha valore se non viene condivisa spontaneamente.
Nel tentativo di verificare le possibili dinamiche di costruzione della narrativa aziendale attraverso l’utilizzo di Instagram, ho seguito con particolare interesse nelle ultime settimane due profili corporate: Mashable ed H-Farm.
Doveroso ammettere la particolarità dei due casi presi in esame, che certo non possono (per obiettivi e per posizionamento) essere considerati esempi “tradizionali” di aziende che si aprono a questa particolare forma di comunicazione verso l’esterno. Ho provato tuttavia a sintetizzare quelli che reputo essere i principali benefici legati all’utilizzo di Instagram come strumento di corporate storytelling:
dare un volto alle persone che lavorano dietro alle quinte
immergere gli utenti negli spazi, negli uffici o nei laboratori del brand
dare risalto alle sessioni interne di brainstorming e ai processi creativi e produttivi in team
mostrare gli aspetti più informali dell’azienda
avviare un canale alternativo e complementare per il live-tweeting e il live-blogging duranti gli eventi o le iniziative del brand
utilizzare un canale di supporto nelle campagne di comunicazione e marketing promosse dal brand
mostrare in anteprima nuovi prodotti o servizi del brand
I benefici qui elencati, se strutturati all’interno di un processo strategico più esteso, possono aiutare il brand a raggiungere due tra gli obiettivi principali di un buon piano di social media marketing:
aumentare la brand awareness
ottimizzare le strategie di engagement e di loyalty
Al momento, l’utilizzo di una piattaforma come Instagram in ambito corporate potrebbe far storcere il naso a molti, trattandosi di un’app nata con una forte connotazione di entertainment, apparentemente lontana dai tradizionali scenari di business. Più o meno quel che si diceva qualche anno fa di uno stupido servizio che consentiva di condividere con il proprio network di amici brevi messaggi di testo non più lunghi di 140 caratteri.
Qualche settimana fa, il New York Times ha pubblicato un articolo, dove venivano fatte delle interessanti considerazioni su come fosse cambiato l’utilizzo delle email (e relativa percezione) all’interno di diverse fasce di età. Da questo studio quello che si percepisce, è che l’utilizzo della email all’interno della fascia d’età che va’ tra i 12 ed i 17 anni è scesa del 48% rispetto all’anno precedente, per poi crescere man mano che i campioni demografici salgono d’età.
Il trend lascia pensare che un decremento così brusco, sia dovuto all’uso sempre maggiore di sistemi di comunicazione più veloci tra i Nativi Digitali, come possono essere le piattaforme di Instant Messaging, gli SMS, Twitter ed altri sistemi di Social Networking, percependo quindi l’email come “vecchia scuola”.
Il quadro così rappresentato a prima vista, può far pensare che l’email sia passata di moda e che con il tempo sia destinata a calare d’efficacia, considerazione errata. Primo elemento da considerare è che dati utilizzati per questa ricerca, si riferiscono solo ad email aperte all’interno dei personal computer e non attraverso l’ausilio di SmartPhones (molto comuni tra i Nativi Digitali), rendendo questo studio valido solo in parte. In secondo luogo il trend indica che con l’invecchiamento della popolazione, questa cerca sempre strumenti di comunicazione più professionali e fidati, questa presa di posizione è anche in relazione all’aumento delle possibilità economiche che la demografica raggiunge con il passare del tempo, rendendoli in questo modo il fattore economico determinante all’interno del mercato online.
Inoltre un altro fattore che deve essere considerato, e che spesso viene ignorato, è che ogni utente attivo (o tantomeno presente) nei Social Media, al momento dell’iscrizione deve fornire un indirizzo email, che i sistemi utilizzano come nome utente e durante il processo di recupero password. Questo ci fa capire come all’interno mondo internet, l’utilizzo del canale email come mezzo di comunicazione sia imprescindibile ad ogni fascia d’età. Twitter ad esempio (il mezzo di comunicazione più gettonato del momento), da recenti sondaggi possiede una consumer base varia, ma che si concentra tra i 18-29 anni per poi decrescere con l’avanzare dell’età, dove questo canale perde la preferenza a favore dell’email.
Un altro segnale da considerare è che la lettura/scrittura delle email rimane una delle attività svolte più frequentemente dagli utenti di Internet, al pari della consultazione dei social media, come rivela la ricerca di Emarketers.
Da queste considerazioni si può anche spiegare quindi perché Facebook stesso abbia deciso di lanciare un servizio di email, andando a scontrarsi contro gli operatori leader come Gmail, Hotmail e Yahoo! Mail.
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